ARCHITETTI
PER IL
FUTURO

La figura dell’architetto e dell’urbanista: immagine sociale e parità di genere

(in coincidenza con la crisi da Covid-19)

Qual è il valore sociale dell’architetto e la percezione del suo ruolo in relazione alla futura definizione degli spazi pubblici e privati? È questo il tema della ricerca che il CNAPPC ha commissionato alla società MAKNO.

Dopo il primo rapporto del 2018, ricco di interessanti evidenze, il Consiglio ha infatti reputato utile tornare ad indagare il tema con particolare riferimento all’eccezionale situazione che stiamo vivendo. La pandemia di Covid-19 e i provvedimenti presi per limitarne la diffusione hanno infatti evidenziato la necessità di adeguare i diversi spazi dell’abitare a nuove esigenze di salute, benessere e sicurezza, portando il tema della progettazione in primo piano.

La ricerca ha pertanto voluto definire l’immagine dell’architetto alla luce dei nuovi bisogni sociali e strutturali, oltre ad approfondire la percezione del pubblico rispetto al ruolo di questa figura professionale nella definizione delle linee strategiche di intervento post Covid, necessarie per superare l’emergenza e per disegnare il futuro delle città e dei tanti luoghi dell’abitare.

Per il 60,1% del campione il territorio in cui si abita dovrebbe "svilupparsi con un grande progetto a lungo termine" e per questo c’è bisogno di architettura e di architetti.

Si conferma il valore sociale dell’architetto e, al contempo, cresce l’importanza che i cittadini attribuiscono al suo ruolo; viene infatti visto come artefice della costruzione del futuro delle città e nelle città: la figura strategica alla quale affidare la pianificazione e lo sviluppo urbano post Covid. Non solo: una quota significativa (circa un terzo del campione) ritiene che l’architetto possa avere responsabilità ‘politiche’, di decisione nell’interesse pubblico; essere, dunque, una figura che guida il cambiamento.

Il tema stesso del cambiamento, relativo in particolare al modo di vivere dopo il Covid-19, è stato affrontato nella ricerca con risultati singolari: l’opinione è spaccata nettamente fra chi si aspetta grandi cambiamenti (il 42%) e chi pensa che l’emergenza si risolverà̀ portando solo pochi cambiamenti (47%); solo un 8% pensa che tutto tornerà come prima. In questo scenario, per oltre il 22% del campione, la figura dell’architetto conquista una centralità ancora maggiore.


Fra le molte evidenze raccolte, significativi sono gli elementi che, nella percezione comune, costituiscono il paradigma del ‘buon architetto’, ovvero creatività e comprensione dei problemi sociali. Quest’ultimo aspetto, in particolare, è imprescindibile: l’architetto deve saper ascoltare e orientare il suo intervento alle soluzioni necessarie per dare risposte ai bisogni reali della società.


Da ultimo, cresce l’interesse (51% contro il 34% del 2018) ad avere più informazioni sul mondo degli architetti e dell’architettura, così come il desiderio (oltre il 60%) di essere coinvolti in processi partecipativi nell’ambito delle attività di progettazione, per quartieri e città, degli architetti e degli urbanisti.

La ricerca si compone di un’indagine quantitativa e di una qualitativa. La prima ha utilizzato un questionario strutturato focalizzato sui temi indagati, somministrato via web ad un campione di 1.500 casi rappresentativo della popolazione italiana con più di 18 anni e titolo di studio pari ad almeno quello della scuola superiore (circa 37,6 milioni). La seconda ha previsto interviste personali (8 interviste di 45 minuti) ad attori significativi del mondo finanziario, degli sviluppatori e della comunità scientifica, per raccogliere ulteriori informazioni e valutazioni in profondità sulle figure dell’architetto e dell’urbanista e le cause della penalizzazione delle donne nella vita sociale.

Scarica il rapporto completo:
La figura dell’architetto e dell’urbanista: immagine sociale e parità di genere
(in coincidenza con la crisi da Covid-19)
UN MANIFESTO IN 10 PUNTI
1. Architettura per la sfida 2030-2050: 17 sustainable development goals (sdg)
2. Progettare l’adattamento al clima delle città e dei territori
3. Rigenerazione urbana; natura, partecipazione, resilienza